martedì 16 dicembre 2014

La Belle et la Bête

Essendo una vera amante della storia de “La Bella e La Bestia”, quando sono venuta a conoscenda di questo nuovo re-make (per giunta francese, come la versione originale della storia), mi sono subito incuriosita.
Piena di aspettative, nonstante i miei pregiudizi su Vincent Cassel, ho deciso di vedere il film, per rimanere delusa già dai primi minuti.


Innanzi tutto, non so se fosse voluto o meno, ma già dall’incipit si capiva perfettamente che la narratrice era la stessa Belle e che i bambini non erano altro che i suoi figli; per quanto riguarda il resto, devo dire che, a mio parere, rimane la peggiore trasposizione mai vista del racconto.
Se in un primo momento latmosfera lugubre e di mistero che aleggia ovunque cattura lattenzione, subito dopo la monotonia ed i particolari lasciati in sospeso fanno presto venire a noia il tutto.
Si perde interesse verso la trama, che risulta essere un ibrido tra la vera storia di Madame Leprince de Beaumont ed il celeberrimo capolavoro della Disney.
Da una parte abbiamo il padre mercante e le sorelle, che ricalcano il racconto originario, dallaltra cè la scena del ballo (un vero oltraggio, se messa a paragone con quella del cartone) ed il malvagio Perducas (ossia una più volgare interpretazione del Gaston disneyano).
Aggiunte del tutto arbitrarie sono le scelte di inserire i fratelli di Belle, che non compaiono in nessuna versione da me conosciuta finora, e i Tadum, piccoli esserini somiglianti a cani che ricalcano, in brutta copia, gli abitanti del castello mutati dalla magia della Fata.
A tal proposito, posso dire che mi ha lasciata abbastanza perplessa il fatto che, nella narrazione, la stessa Belle presenti questi animaletti come i suoi migliori amici durante la permanenza nel castello, quando, in realtà, essi compaiono poco o nulla.
Riguardo la motivazione che rende la Bestia tale, ci sarebbe da aprire un'autentica discussione in merito, giacché, considerata la gravità del suo gesto (ha ucciso sua moglia, una ninfa che era andata a vivere tra gli umani per scoprire cosa fosse lamore), mi sembra davvero misera la pena che gli viene riservata: viene tramutato in belva, ma, nello stesso tempo, gli viene offerta loppurtunità di liberarsi dal maleficio se troverà qualcuna disposta ad amarlo così comè diventato.
Ora, correggetemi se sbaglio, trovo del tutto inappropriata questa interpretazione, poiché la punizione originaria era proporzionale alla superbia del principe, non al fatto che fosse un assassino.
Licenze poetiche?
Be’, il regista se ne prende parecchie, nello stesso momento in cui Belle passa da “mi disgustate” a “vi amo con tutto il cuore”, battute inframmezzate solo da un breve permesso per tornare a casa dal padre morente.
Quindi niente giornate passate insieme, niente dialoghi, come nella versione originale, niente salvataggio dai lupi (anche se ve ne è una pallida traccia con il salvataggio dal lago gelato) e niente regalo della biblioteca.
La domanda finale è: come fa Belle ad innamorarsi della Bestia? Senza avere il tempo materiae per farlo? Senza avere un valido motivo?
Lo spirito della Ninfa, vendendola a trovare nel sonno, le lascia indizi su come scoprire la vera storia del principe trasformato, tuttavia, a me sembra davvero poco.
Sarò io ad essere ipercritica, ma non posso negare di essermi sentita davvero amareggiata alla fine della visione.
In sostanza, due ore che avrei potuto tranquillamente impiegare in attività più costruttive.
Adesso resta da vedere la versione della fiaba che ci proporrà la nostra amata Rai nei prossimi giorni, con Alessandro Preziosi che raccoglie il testimone lasciatogli da Cassel.
Il trailer non promette niente di buono, ma, per poter commentare, bisogna prima vedere.
Chissà.

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